IVA: omessa presentazione della dichiarazione annuale


La Cassazione con l’ordinanza del 3 aprile 2018, n. 8131 ha ribadito che in caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA è consentita l’iscrizione a ruolo dell’imposta detratta e la consequenziale emissione di cartella di pagamento.

Nella fattispecie esaminata dalla Corte di Cassazione la Ctr della Campania con sentenza accoglieva l’appello proposto da una società contribuente avverso la sentenza della Ctp di Napoli che ne aveva rigettato i ricorsi contro la comunicazione di irregolarità e la cartella di pagamento IVA.
La Ctr osservava in particolare che la mancata presentazione della dichiarazione IVA per l’anno precedente quello oggetto degli atti riscossivi impugnati non importava la decadenza del diritto di detrazione dell’imposta, a condizione che il credito medesimo emergesse dalle scritture contabili, così come accertava essere avvenuto nel caso di specie, e che comunque il recupero a tassazione non poteva essere attuato mediante detti atti della riscossione, ma soltanto mediante emissione di un atto impositivo. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione l’ Agenzia delle entrate con due motivi; con il primo lamenta la violazione/falsa applicazione degli artt. 36 bis, d.P.R. 600/1973, 54 bis, 60, d.P.R. 633/1972, poiché la Ctr ha affermato la necessità dell’emissione di un avviso di rettifica nel caso, quale pacificamente quello di specie, di contestazione della detrazione IVA a causa dell’omissione della dichiarazione fiscale dell’anno precedente. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia di nullità la sentenza impugnata per vizio motivazionale assoluto (motivazione apparente).
Il ricorso viene accolto dalla Cassazione per entrambi i motivi. Al riguardo, la Corte ribadisce che in caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale IVA, è consentita l’iscrizione a ruolo dell’imposta detratta e la consequenziale emissione di cartella di pagamento, potendo il fisco operare, con procedure automatizzate, un controllo formale che non tocchi la posizione sostanziale della parte contribuente e sia scevro da profili valutativi e/o estimativi nonché da atti di indagine diversi dal mero raffronto con dati ed elementi dell’anagrafe tributaria, ai sensi degli artt. 54-bis e 60 del d.P.R. n. 633 del 1972, fatta salva, nel successivo giudizio di impugnazione della cartella, l’eventuale dimostrazione, a cura del contribuente, che la deduzione d’imposta, eseguita entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, riguardi acquisti fatti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad IVA e finalizzati ad operazioni imponibili.
La sentenza impugnata, con l’affermazione della necessità nel caso di specie dell’emissione di un avviso di rettifica, in luogo degli atti riscossivi impugnati, è univocamente difforme dal principio di diritto di cui a tale arresto giurisprudenziale.
La cassazione, infine, sostiene che la Ctr campana, in ordine all’onere probatorio gravante sul contribuente, si è limitata ad osservare che nella specie la società contribuente ha prodotto copiosa documentazione contabile a supporto della esposizione dei dati contabili. Così motivando, è dunque evidente che la sentenza impugnata concretizza un chiaro esempio di “motivazione apparente” ossia del tutto mancante, ponendosi sicuramente al di sotto del “minimo costituzionale”.
La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione ad entrambi i motivi dedotti, con rinvio al giudice a quo per nuovo esame.