Redditometro: il mutuo diluisce la capacità contributiva

Ai fini dell’accertamento sintetico del reddito (cd. “redditometro”), il mutuo stipulato per l’acquisto di un immobile non esclude, ma diluisce la capacità contributiva, sicché deve essere detratto dalla spesa accertate il capitale mutuato, dovendo invece sommarsi, per ogni annualità, i ratei di mutuo maturato e versati (Corte di Cassazione – Ordinanza 24 novembre 2020, n. 26668)

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rideterminato il reddito del contribuente con metodo sintetico (redditometro), in conseguenza della spesa per l’acquisto di un fabbricato, ritenuta non compatibile con i redditi dichiarati.
Il ricorso del contribuente è stato respinto dai giudici tributari che hanno ritenuto le prove prodotte non sufficienti a vincere la valenza presuntiva, in termini di accertamento sintetico dell’imponibile, derivante dall’incremento patrimoniale rappresentato dall’acquisto immobiliare.
La Corte di Cassazione ha riformato la decisione, ritenendo sussistente un vizio di insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, riguardante l’incidenza del mutuo ai fini della determinazione della capacità contributiva.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Il contribuente ha eccepito omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata su un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La censura è stata articolata con riferimento a diversi fatti oggetto della controversia, tutti relativi alla prova liberatoria finalizzata a vincere la valenza presuntiva, in termini di accertamento sintetico dell’imponibile, derivante dall’incremento patrimoniale rappresentato dall’acquisto immobiliare.
Ai fini della decisione, la Corte Suprema ha valorizzato la censura relativa al mutuo che il contribuente si è accollato al momento dell’acquisto del bene, ed alla sua rinegoziazione, ritenendo insufficiente la valutazione dei giudici tributari, limitata alla presa d’atto dell’importo della rata costante di restituzione del mutuo (peraltro senza precisare se si trattasse della somma precedente o successiva alla rinegoziazione).


La Corte di Cassazione ha rilevato che in tema di accertamento sintetico (o “redditometro”), la prova contraria a carico del contribuente richiesta dalla norma (art. 38, co. 6, DPR n. 600 del 1973), può essere assolta mediante la produzione del contratto di mutuo, idoneo a dimostrare la provenienza non reddituale delle somme utilizzate per l’acquisto del bene.
Va, però, precisato che qualora l’ufficio determini sínteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, ed il contribuente deduca e dimostri che tale spesa sia giustificata dall’accensione di un mutuo ultrannuale, il mutuo medesimo non esclude ma diluisce la capacità contributiva.
Ne consegue che deve essere detratto dalla spesa accertata (ed imputata a reddito) il capitale mutuato, ma ad essa vanno, invece, aggiunti, per ogni annualità, i ratei di mutuo maturati e versati.
In conclusione la Corte Suprema afferma il seguente principio di diritto: “in tema di accertamento sintetico, il mutuo stipulato per l’acquisto di un immobile non esclude, ma diluisce la capacità contributiva, sicché deve essere detratto dalla spesa accertate il capitale mutuato, dovendo invece sommarsi, per ogni annualità, i ratei di mutuo maturato e versati”.


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